Archivio dell'autore: Vincenza

Informazioni su Vincenza

Docente di tecnologie informatiche e della comunicazione.

la donna alchimista

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Quando la donna impara a trasformare tutto ciò che nella sua vita considera negativo prendendo da esso il miglior insegnamento, ha il potere di far emergere la propria oscurità e trasmutare le sue emozioni.
Quando la donna sente che la sua vita è immersa nel “fango” e riesce a dare la vita al fiore di loto che giace addormentato nel suo grembo, quando la donna sente che la sua essenza, il suo corpo, i suoi pensieri e le sue emozioni sono un pezzo di carbone senza valore ed inizia ad usare il suo potere, lucidando a poco a poco e trasformando il carbone in diamante lucente.
La donna lucida il carbone esprimendo chiaramente ciò che vuole, che sente, conoscendo il proprio corpo ed i suoi desideri e scegliendo consapevolmente i suoi pensieri .
La donna alchimista è in grado di affinare il carbone fino a renderlo diamante, in questo modo fa emergere la sua essenza più pura.
Essa è in grado di lasciare andare il passato e vivere qui e ora nel pieno del suo potenziale, riscoprendo la sua essenza Cristica, la sua essenza cristallina, senza peccato e senza macchia, da questo luogo interiore la donna alchimista emana l’essenza di Luce; questa Luce cristallina si divide nei 7 colori primari, i colori dei chakra e dell’arcobaleno.
E’ in questo momento che nasce la donna alchimista, da questo luogo in poi essa sarà in grado di riscoprire la propria sessualità sacra.

Zuhari MK

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Senilità

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La memoria mi difetta

me ne accorgo poco a poco

(le sinapsi troppo in fretta

fanno male il loro gioco).

Mi dimentico le chiavi,

il telefono, la penna,

(ma non come mi chiamavi

qui la mente non tentenna).

Ho scordato la patente

e quel certo appuntamento

(non mi importa più di niente

e neppure mi lamento).

Non ritrovo quelle carte

ho perduto il portafoglio

(riconosco ancora l’arte

ed ancor so quel che voglio).

Ho smarrito anche il futuro

è svanito piano piano

(non vi è nulla di sicuro

più non trovo la tua mano).

Alla fine sarà il nulla

perché è lì che poi si arriva

(sarò bimba nella culla

sarò morta ancora viva).

Di  Aglaja Ivanovna Epancina

F

un vecchio e un bambino si preser per mano

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Un vecchio e un bambino si preser per mano

e andarono insieme incontro alla sera;

la polvere rossa si alzava lontano

e il sole brillava di luce non vera…

 

L’ immensa pianura sembrava arrivare

fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare

e tutto d’ intorno non c’era nessuno:

solo il tetro contorno di torri di fumo…

 

I due camminavano, il giorno cadeva,

il vecchio parlava e piano piangeva:

con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,

seguiva il ricordo di miti passati…

 

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,

non sanno distinguere il vero dai sogni,

i vecchi non sanno, nel loro pensiero,

distinguer nei sogni il falso dal vero…

 

E il vecchio diceva, guardando lontano:

“Immagina questo coperto di grano,

immagina i frutti e immagina i fiori

e pensa alle voci e pensa ai colori

 

e in questa pianura, fin dove si perde,

crescevano gli alberi e tutto era verde,

cadeva la pioggia, segnavano i soli

il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

 

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,

e gli occhi guardavano cose mai viste

e poi disse al vecchio con voce sognante:

“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

Un saluto a Pierluigi Cappello

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Un saluto a Pierluigi Cappello

L'Altrove. Appunti di poesia.

Ci lascia oggi Pierluigi Cappello, autore friulano che fece della poesia la sua sarta di fiducia per la vita e la disabilità. Poeta di ricostruzioni, esteriori ed interiori, dai versi sinuosi, intensi, di straordinaria potenza e forza. Ci lascia questa mattina, silenziosamente, a causa di un notevole aggravamento del tumore che ha interrotto la sua corsa e la sua lotta. Ci restano meravigliosi versi, raccolti tra le raccolte Azzurro elementare Stato di quieteentrambe edite Rizzoli.
Vogliamo ricordarlo con una selezione di poesie, tratte dalla sua raccolta Azzurro Elementare (Rizzoli)

LA CARTA

Resta la carta mentre mi dileguo
specchio di me ma che non è me stesso
rimedio oppure tedio quando intesso
trame di me scrivendomi e m’inseguo

Abbiamo letto millenni quaerendo
invenietis cercando troverete
molto cercando, molto anche morendo
e secolo o non secolo segrete
sussurrando le voci in mezzo ai libri.
Ma d’ansia d’emendarci…

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ESTIA

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“Ad esempio, qual’è la dea che esercita la sua influenza su una donna che prepara da mangiare o fa i lavori domestici? Mi resi conto che la verifica era molto semplice: quando il marito parte per una settimana, lei che cosa cucina per sé? Che cosa ne è della casa? Quando una donna Era o una donna Afrodite mangiano da sole, con tutta probabilità si tratta di un pasto squallido e deprimente: un formaggio mangiato direttamente dalla scatola. Quando sono sole, qualsiasi cosa presa dal frigorifero o in dispensa va bene, in netto contrasto con i pasti elaborati e squisiti che preparano quando il marito è a casa. Loro, cucinano per “lui”. Per loro, è naturale fare quel che piace a “lui”, anzichè quello che preferiscono loro: Era, perchè è una buona moglie che prepara buoni pranzetti; Demetra, perchè la sua natura materna la spinge a prendersi cura di lui; Persefone, perchè fa quello che a lui piace; e Afrodite perchè cerca di rendersi attraente ai suoi occhi. Ma se la dea che esercita l’influenza è Estia, quando è sola apparecchierà la tavola e si preparerà un pasto completo. E la casa rimarrà nell’ordine consueto. Se sono le altre dee a fornire la motivazione ai lavori domestici, è probabile che la casa sia trascurata, fino a che il marito non torni. E’ invece per il proprio piacere che una donna Estia porterà a casa fiori freschi che l’uomo assente non vedrà mai. La sua abitazione ha sempre il sapore di “casa” perchè ci vive lei, non perchè la rende tale per qualcun altro.”

“Le dee vergini (Artemide, Atena ed Estia) rappresentano la qualità femminile dell’indipendenza e dell’autosufficienza. A differenza delle altre divinità dell’Olimpo, non erano inclini a innamorarsi. Gli attaccamenti emotivi non le distoglievano da quanto consideravano importante. Non si facevano vittimizzare e non soffrivano. Come archetipi, esprimono il bisogno di indipendenza della donna, la sua capacità di concentrarsi consapevolmente su quanto è significativo per lei come persona autonoma.”

 da Le Dee dentro la Donna di Jean Shinoda Bolen

 

Una poesia che ancora mi strugge.

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I sassi della stazione sono di ruggine nera.

Sto sotto la pensilina dove sventola adagio una bandiera.

In un campo una donna si china su due agnelli appena nati.

Striscia al vento nudo sopra il fuoco, il fuoco violento dei prati.

Un uccello, isolato, raccoglie sopra un vagone abbandonato

il cielo grande d’ottobre e gli strappa il fianco bianco e gelato,

intorno, dopo la notte, ci sono tronchi sporchi di mosto

e mille macchine in fila, laggiù, in un deposito nascosto.

Apro il giornale e provo a leggere per nascondermi un poco

mentre lei parla ad un uomo ed io riconosco il suo suono un poco roco.

Chiudo il giornale, la guardo, lei è voltata e non mi vede,

i capelli sono biondi e sono tinti; dunque lei alla vita non cede.

Vuoi guardarmi? Occhio della mente, occhio della memoria!

Una donna è vecchia quando non ha più giovinezza!

E ascolto la marea del cuore perché siamo vicini.

L’ho ritrovata per caso ma non è più una ragazza.

Vorrei chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate

non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore.

Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate,

sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore.

Ci siamo scordati e perduti, ti ritrovo adesso all’improvviso

dentro una piccola stazione in un giorno grigio d’ottobre;

tu non mi guardi neppure, io solo ho l’inferno nel cuore

perché la vita è una goccia che scava la pietra del viso.

Ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solo

come il ragazzo che ero non posso più bruciare in un volo.

Il treno arriva, si ferma; la mia ombra sale parte scompare.

Io ti vedo giovane ancora come in un sogno dileguare.

 

 

POLENA

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Voglio essere la polena della tua vita.

Quella che va davanti a te mettendo in fuga le paure.

Quella che non serve a niente.

Né timone, né vela, né vento, né ancora.

Quella che si ama perché sì.

Quella inutile abbracciata al tuo legno anche nei giorni di tempesta.

Gisela Galimi

(da Chiaroscuro e colorato, Libros de tierra firma, 2005)

“Raccontami di te”

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Il mio vivere in poesia

Raccontami di te,

dei tuoi giorni

perduti tra lune di carta,

delle notti così lunghe

da sommergere i sogni,

della tua città

fatta di soli orizzonti,

del vento caldo

che scioglie le stelle,

delle scintille di fuoco

in camini ormai spenti,

dei bagliori

in un cielo vestito di grigio,

raccontami di te

perché voglio credere

ancora nelle favole

 

(Mayra G Louis)

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