La nuova legge per prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo: intervista alla Professoressa Ersilia Menesini

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La Professoressa Ersilia Menesini ci spiega che cosa cambierà concretamente con la nuova legge volta a prevenire e contrastare il cyberbullismo e ci offre un quadro eloquente sull’importanza della prevenzione del fenomeno.
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Immagine tratta dal sito cts.ddmazziniterni.it/cyberbullismo/

Il 17 maggio è stata approvata la legge per prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo: che cosa cambierà concretamente?

La legge 71 del 29 maggio 2017 ha una forte attenzione alla prevenzione. Possiamo dire che l’obiettivo della norma è quello di individuare misure di tutela nei confronti dei minori, siano essi vittime o attori degli episodi di cyberbullismo.

La legge consiste di sei articoli. Il primo fornisce una definizione del fenomeno come «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Gli articoli successivi definiscono la possibilità di denuncia all’ente gestore. Il minorenne che abbia compiuto quattordici anni e sia vittima di bullismo informatico (nonché ciascun genitore o chi esercita la responsabilità sul minore) può rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media o, comunque, al titolare del trattamento per ottenere provvedimenti inibitori e prescrittivi a sua tutela (oscuramento, rimozione, blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso su Internet, con conservazione dei dati originali).

Il titolare del trattamento o il gestore del sito Internet o del social media deve comunicare, entro 24 ore dall’istanza, di avere assunto l’incarico e deve provvedere dando una risposta alla richiesta nelle successive 48 ore. In caso contrario, l’interessato può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali che deve provvedere, in base alla normativa vigente, entro le successive 48 ore.

Dal punto di vista della tutela delle vittime, se non è stata proposta querela o denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o altro, il questore – assunte, se necessario, informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti – potrà convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale), ammonendolo oralmente e invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Qual è la parte più interessante e innovativa della legge?

La parte più interessante e innovativa della legge riguarda le azioni di prevenzione che sono coordinate dal MIUR e vedono le scuole come attori principali. Infatti, entro 30 giorni dall’entrata in vigore, il MIUR adotta linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto che prevedono la formazione del personale scolastico nel triennio 2017-2019, l’individuazione di un referente per scuola e l’attivazione a livello di scuola o di reti di scuola di progetti e percorsi formativi significativi.

Il cyberbullismo che conseguenze comporta in chi lo subisce?

Il bullismo ha conseguenze negative per la salute sia per i bulli che per le vittime, e può avere un impatto negativo anche sugli osservatori. C’è una forte relazione tra il bullismo a scuola e gli esiti di salute successivi. Queste associazioni rimangono significative anche al netto di altri fattori di rischio familiari e individuali.

Inoltre, la natura mediatica del cyberbullismo differisce da quella del bullismo tradizionale. In particolare per quanto riguarda:

  • l’intrusività dell’attacco che non è circoscritto al solo tempo scuola ma pervade anche spazi e tempi privati;
  • l’impatto comunicativo dell’azione che non è ristretta solo al gruppo-classe ma ha come riferimento il villaggio globale;
  • l’elevato numero di persone che possono assistere all’episodio (un video girato per mettere in imbarazzo una persona può essere divulgato in poco tempo e visualizzato da un gran numero di utenti).

La difficoltà a bloccare la diffusione di un messaggio una volta postato online e la percezione di agire in un contesto privato e anonimo, permette al bullo di agire segretamente e diffondere rapidamente il materiale compromettente. Inoltre, proprio questa percezione di anonimato contribuisce a una riduzione di responsabilità del bullo nei confronti della vittima.

Per tutte queste ragioni, l’attacco online viene percepito come molto più severo rispetto a quello faccia a faccia e può essere molto distruttivo per la percezione di sé della vittima, al punto di giungere a gesti estremi come il suicidio o il tentato suicidio.

È per questo che la prevenzione è importante?

Certo. Tutti gli studiosi che si sono occupati del fenomeno riconoscono l’importanza della realizzazione di programmi anti-bullismo e anti-cyberbullismo efficaci che abbiano un elevato rapporto costi-benefici in termini di prevenzione della criminalità, del rischio di suicidio, dei sintomi di internalizzazione, e altri problemi psicologici e di salute collegati a queste esperienze nell’età scolare. Proprio a causa del forte impatto del bullismo sulla salute della persona, questi autori sostengono l’importanza di inserire i percorsi antibullismo nell’ambito della prevenzione della salute pubblica.

 

Per saperne di più…

Partecipa al Convegno gratuito sulla nuova legge sul cyberbullismo il 23 giugno a Roma

Ersilia Menesini (Università degli Studi di Firenze): 20 Giugno 2017
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