Un ponte sull’eternità

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Comprato per caso, in un piccolo negozio di un piccolo paese, per “ammazzare” il tempo (già) morto, è diventato, invece, battesimo di un’idea che prima vagava nelle viscere, senza trovare confini. Il fulcro è lì, in quella lettera del “mercoledì sera, 21/12”, che comincia con “Carissimo Richard……”.

Lì Bach è riuscito a riassumere, credo, un’esperienza che ho vissuto anch’io, dolorosa come non mai: quella di tentare di mettere insieme, nella coppia, uno che ha paura di impegnarsi e l’altro che ha bisogno d’impegno.

Tutto il resto in comune: la fantasia, la gioia, i voli, il tempo riempito di significato, non servono a costruire una strada, che non sia fatta solo di ciottoli aridi, che fanno inciampare. Nessuno può, vuole o deve capitolare del tutto, nella costruzione del percorso. 
Difficile trovare la “terza via”, che non conosce ciottoli né paludi.
Forse, l’unica, è che ognuno la trovi da sé, per poi verificare che si possa incontrarsi quanto più spesso possibile, accettando che il rischio di rovinare sia sempre dietro l’angolo.
Come anche la possibilità di costruzione altissima.

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