Archivio mensile:maggio 2014

Perché (non) ho scelto HS?

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Scuola "Iqbal e Malala"

Stress da scuolaS. ha 16 anni e frequenta il terzo anno del Liceo Classico: “I professori sembrano impazziti: come si fa a sopportare un simile carico di interrogazioni e verifiche? Alcuni li posso anche capire perché sono stati comprensivi tutto l’anno e hanno rimandato più volte le interrogazioni, ma ora hanno bisogno di voti. Altri, però, sono veramente fuori: il professor T. ha dai 7 ai 10 voti per studente solo nel pentamestre e ancora vuole interrogare!!! Non ne posso più!”
Anche E. ha 16 anni, ma frequenta il secondo anno del Liceo Scientifico: Pazzesco! Non abbiamo un solo giorno per tirare il fiato: sembrano tutti impazziti.”
M. ha 14 anni, primo anno dell’ITIS: Non ce la faccio più! Non vedo l’ora che sia finita la scuola: ho voglia solo di andare al mare e di giocare con i miei…

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Un altro giorno di ordinaria follia scolastica

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..Io odio questo tipo di scuola, ma ci sono dentro e devo farcela secondo le loro regole. Ma non ce la faccio…..

Scuola "Iqbal e Malala"

Non me ne vogliano (troppo) le brave persone e gli amici che lavorano nella scuola pubblica, ma questo è un diario: ciò che vi registriamo è reale e non può essere imputabile alla nostra malafede o ai nostri (pre)giudizi. In altre occasioni abbiamo scritto di episodi positivi, quest’oggi siamo nuovamente a scrivere di inutile follia.
Fine maggio, quasi fine della scuola; un periodo di stress e frenesia che abbiamo recentemente evidenziato nel post Perché (non) ho scelto HS?
I genitori sono stanchi, i professori danno i numeri (letteralmente: è tempo di voti e scrutini!) e i ragazzi sono sull’orlo di una crisi di nervi.
Ieri in casa si respirava un’aria surreale: da un lato David che, mandato a comprare il pane per il pranzo, era tornato con una bottiglia di cola comprata con i suoi soldi e un sorriso raggiante (“Ho scoperto che quando compro qualcosa per gli altri…

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L’Italia più meschina, quella “Per il bene di tutti”, nuovo romanzo di Giulia Fazzi

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L’Italia più meschina

La poesia e lo spirito

fazzi per il beneInorridente tutta questa spietatezza. Eppure – o forse per questo − così familiare, già vista strisciare, vissuta in qualche bar di una qualche provincia del mondo, in qualche Nord da cui provenivano da Sud, estranei e risputati. Isolamento, emarginazione. Quale che sia la causa: depressione, povertà, deformità, difformità – l’emarginazione un noi minuscolo e un Loro maiuscolo; una minoranza e una Maggioranza, un Gruppo, un Clan, una Gens oppure semplicemente, ancestralmente, un Branco.
Giulia Fazzi la violenza sulla donna la sa raccontare come l’avesse vissuta sulla sua pelle. Lo ha già fatto con intensità e forza nel suo primo romanzo, “Ferita di guerra”, passato un po’ inosservato in Italia nonostante abbia meritato la pubblicazione in Francia con il prestigioso editore Gallimard − romanzo che prima o poi qualche grande editore dovrà ripubblicare.

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