dal “Il discorso parallelo. Verità, linguaggio e interpretazione fra Heidegger e Gadamer” di Furia Valori

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Questo saggio intende evidenziare, in Heidegger e Gadamer, la presenza di una struttura parallela, ovvero la contemporanea presenza all’interno di ogni “Discorso” di una traccia che trascende il testo e che rimanda al suo principio veritativo, che è condizione indispensabile del discorso stesso. Si genera, così, un secondo “Discorso” parallelo al testo, di livello veritativo superiore che produce un rapporto di dinamica speculativa tra le due strutture (Discorsi), in quanto il vero(attraverso la sua traccia ) si invia nel testo ed illumina il discorso filosofico che, in tal modo, rispecchia il vero.

La Filosofia,  in quella che si definisce “modernità” è giunta a porre il soggetto trascendentale (assoluto e trasparente) al centro della speculazione, relegando gli altri soggetti empirici a semplici mezzi per la sua realizzazione.

Questo assunto totalizzante, scindendo la soggettività trascendentale da quella empirica, ha, di fatto estraneato il soggetto nella sua singolarità, dall’universale.   In seguito, però, il pensiero filosofico ha operato un ribaltamento che, in varie teorie, differenti tra loro, ha dato vita al cosiddetto  “smascheramento”  che ha condotto “ i  maestri del sospetto ” (Marx, Nietzsche, Freud)  a  porre in discussione la stessa centralità soggettiva.

Tuttavia, anche lo “smascheramento” non può prescindere dalla capacità del soggetto di porsi da parte, da un punto di vista ritenuto veritativo e più profondo, condizione indispensabile per determinare e giudicare.

Heidegger, in Essere e tempo, evidenzia la gettatezza progettante dell’uomo come ESSER CI (esser-nel-mondo e co-essere); nello stesso tempo,( attraverso la ermeneutica fenomenologica), il lasciar manifestare l’ente da se stesso per quel che è, si esplica una specie di svelamento, una messa in discussione di tutte le sedimentazioni accumulatesi per mezzo (colpa) della tradizione filosofica.

Essendo l’Esserci costitutivamente comprendente, l’indagine non può non partire  dalla Pre-Comprensione, derivante dall’appartenenza, dalla gettatezza dell’Esserci, nella situazione ( nel mondo), ma contemporaneamente, non può non far riferimento ad un manifestarsi aprente, disvelante, che faccia da volano ed indichi la giusta direzione per muoversi correttamente all’interno del circolo della comprensione. Anche la decostruzione della Metafisica (oltre il fisico) che culmina nell’umanismo (oblio dell’essere), è portata avanti evidenziando le modalità dell’inviarsi sottraendosi della verità, che assume  il carattere di non nascondimento.

Questa decostruzione porta Heidegger ad affermare che l’Età della Tecnica non è il superamento della Metafisica, ma il suo massimo sviluppo ( nascondimento dell’essere). Ma anche qui Heidegger, per indagare sulla Metafisica, deve porsene fuori, riesaminando tutte le sue determinazioni: solo così può comprendere l’essenza della Metafisica, solo da questa posizione di trasparenza può giudicare che l’essere, nell’inviarsi, si sottrae.

Vincenza Pellegrino

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